Destino e fato, quale differenza intercorre tra questi due termini? Sostanzialmente la differenza attiene all’origine dei due concetti, sebbene nell’accezione comune entrambe queste due parole siano usate indifferentemente con senso il più delle volte sovrapponibile. In un contesto classico-mitologico, però, mentre il fato è prerogativa divina, il destino è nelle mani dell’uomo.

 

Destino e Fato dal punto di vista Etimologico

Il termine Fato deriva, come la maggior parte delle nostre parole, dalla lingua latina, infatti esso deriva dal sostantivo latino fatum, participio passato neutro di fari, letteralmente vuol dire “ciò che è stato detto, annunciato, prestabilito”. Si tratta quindi di un ordine perentorio impartito dall’alto, al quale non ci si può sottrarre, a cui è inevitabile obbedire; si parla invece di “fatalismo” quando si intende un atteggiamento di impotenza e rassegnazione.

Il concetto di destino, invece, ha una connotazione più positiva, fondamentalmente in quanto essa è condizionabile da fattori umani, come la volontà, il coraggio, la paura, la prudenza o tutte le attitudini caratteriali dell’individuo che possono cambiarne il proprio corso di vita.

 

Destino e fato, vittima o artefice?

In definitiva, si tratta di distinguere tra l’essere vittima o artefice della propria sorte e della propria fortuna. Mentre nel primo caso, ad agire è il fato, nel secondo, invece sarebbe il destino.

Se il fato è una conseguenza determinata da un agente esterno che agisce su una persona o su una entità, col destino invece l’entità partecipa attivamente alla conseguenza di un progetto che è direttamente correlato a sé stesso. La partecipazione accade in tutta coscienza e consapevolezza di sé.

 

Il fato contesto per dare forma al destino

Il fato è il contesto nel quale diamo forma al nostro destino. Il nostro destino è quello che noi abbiamo deciso che sarebbe stato, prendendo direttamente parte agli avvenimenti con il nostro fare e con il nostro agire. Noi abbiamo indirizzato le circostanze verso uno sviluppo stabilito e così facendo abbiamo determinato le circostanze future. Prendendo parte al nostro destino, noi diamo forma al fato.

 

Come tentare di conoscere il proprio Destino?

Nella maggioranza delle culture il proprio destino può essere conosciuto per tramite di uno sciamano, un profeta, una sibilla o un veggente, cioè mediante la capacità divinatoria, che permetterebbe a chi è in grado di praticarla di aprire un occhio verso il futuro e il tempo non ancora trascorso.

Destino e fato in antichità erano l’oggetto della competenza dei veggenti, i quali anticamente venivano considerati alla stregua dei sacerdoti. Poiché dotati di sapienza, erano capaci di interpretare il linguaggio segreto di Dio. Pertanto, in quanto saggi, essi riuscivano a ricavare dal buio dell’ignoranza le informazioni necessarie sull’avvenire, armati di quell’istinto che accende la capacità di vedere al di là della materia e quindi di interpretare le intenzioni delle divinità.

Il Fato coincide con la luce pulsante del Principio Primo, identificabile nella divinità donatrice di vita e incarnazione dell’energia primaria, esso rappresenta il momento in cui incontra la materia si scontra con la mente pensante dell’individuo, si trasforma in oscurità, perché scisso dall’energia generatrice.

Occorre pertanto la mediazione di un sapiente che, armonizzato con l’energia divina, riesca a rendere luce ciò che è oscurità, ponendosi come tramite tra il presente e l’ignoto.